Spari d'inchiostro


giovedì, novembre 19, 2009

Spirou: anno uno

Una pagina di Spirou di Emile Bravo

Un po’ di tempo fa ho pubblicato un libricino intitolato come questo blog. Dentro c’erano le mie ossessioni in fatto di fumetti (coltivo amorevolmente il tempio delle pulsioni della mia pancia,cui aggiungo e rimuovo continuamente divinità grandi e piccole). Il libro mi era stato chiesto da Luigi Bernardi che è uno strano curatore editoriale: ambisce all’invisibilità. Poche parole, pochi consigli, nessuna imposizione.
Quando ormai il libro era uscito, Luigi mi ha confessato che trovava vergognoso il fatto che, nella lista dei titoli necessari per fondare un canone del fumetto, non avessi inserito Franquin.
Aveva ragione.
Franquin è difficile. Richiede una dedizione che ancora non sono riuscito a trovare. Ma un giorno, ne sono certo, sarò pronto.
Per il momento leggiucchio Gaston, Marsupilami, idées noires e anche Spirou, ma senza troppa convinzione e senza lo stupore sfacciato che ti assale quando guardi le pagine prodotte dal genio.
A proposito di Spirou, è appena uscito, per Planeta De Agostini, un libro di Émile Bravo, Il diario di un ingenuo, che racconta la prima avventura del ragazzo vestito da portiere d’albergo (sempre che tu non creda che il piccolo Spirou sia in qualche modo connesso alla cronologia del personaggio belga). Nel piccolo mondo del fumetto si parla di “revisionismo” quando un autore riscrive la storia di un personaggio classico, assumendo che le avventure passate abbiano avuto cause scatenanti meritevoli di essere raccontate e abbiano stratificato esperienze che produrranno cause future. Bravo è bravo sul serio (una sua storia muta sui terrorismi, uscita in Italia su Linus, aveva commosso sia me sia Boris). Eppure questo racconto che utilizza gli stilemi narrativi di molto fumetto belga – dal segno pulito ai grafemi, dalla composizione lineare del racconto e della pagina alla verbosità dei personaggi – lascia un senso generale di incompiutezza. Fare revisionismo sugli universi autoconsistenti in cui si muovono i personaggi dell’immaginario seriale non fa male a nessuno. Quando, invece, vai a sfruculiare nella storia degli umani e dici che le azioni del tuo personaggio hanno modificato radicalmente il destino del mondo ti trovi a oscillare tra due possibilità: il sublime effetto Zelig (Woody Allen, non la poltiglia comicheggiante) e il dissenterico Forrest Gump.
Nel libro di Bravo, alla fine, sento un po’ puzza di Gump.


martedì, novembre 17, 2009

Copertine immaginarie

E’ uscito “Comunisti immaginari” di Francesco Cundari, terzo volume di una serie Vallecchi che ha già ospitato l’analisi enciclopedica degli immaginari fascisti e democristiani.
Vivo con candore le mie ossessioni e, per comprarlo, mi sono infilato in tre diverse librerie.
La prima volta l’ho cercato da solo (ché non mi piace chiedere ai librai per non avere aneddoti sulla categoria professionale da raccontare in giro) e me ne sono uscito sconfitto.
La seconda volta ho chiesto in una feltrinelli e il commesso, dopo una ricerca sul pc, mi ha detto che ne avevano 5 copie e si è affrettato verso uno scaffale. E’ sempre un po’ imbarazzante perché, dopo aver chiesto, non so mai bene cosa fare. Mi sono avvicinato, ma non troppo, cercando di guardare altrove per non scatenare imbarazzo. Passato il minuto regolamentare mi sono permesso di dimezzare la distanza (mai meno dei cinque metri regolamentari) e ho trovato il mio commesso disperato. Con sguardo spaurito invocava l’aiuto dei suoi colleghi. In breve erano in tre: uno che cercava a terminale, uno che scandagliava tutti i libri sullo scaffale e un terzo in spedizione verso altri settori della libreria. “Magari l’hanno messo nei viaggi”, mi hanno detto, “a volte succede”. Sono uscito, ancora una volta, sconfitto.
La terza volta sono entrato nella libreria del corso e ho chiesto alla signora che sistemava volumi con perizia e velocità. Anche lei ha interrogato il calcolatore e ha scoperto di averne 4 copie. Poi si è mossa verso uno scaffale. Non l’ha trovato. E’ tornata alla tastiera e ha aperto un browser. Dopo pochi istanti, sullo schermo, si materializzava la copertina di “Comunisti immaginari”.
E’ questa.


Copertina del libro ???

Suggerisco un corso di comunicazione efficace per tutti i dipendenti della casa editrice Vallecchi. Grafici compresi.
postato da sparidinchiostro alle 09:35 | link | commenti (3)



domenica, novembre 15, 2009

Se mi leggi è giornalismo, se mi quereli è satira

Diego Velazquez da Wikimedia: bestia al ginzaglio

La satira è una bestia feroce che divora tutto quello che le sta attorno. Mica la puoi addomesticare e portare in giro al guinzaglio. Neanche quando fai satira per mestiere.
Gipi ha smesso di fare la sua striscia per “Internazionale” (e io, che quella striscia non l’ho mai amata, gliene sono grato) perché si è reso conto che, tutte le settimane, doveva indignarsi a comando.
La satira suscita antipatia. Dopo un po’ che vivono di quello, i satiri sono insopportabili.
Pensa al formalinicofascista Forattini, al tiracampare Staino o al bravunquista Vincino.
Sparare ai satiri è sport nazionale e internazionale. Prendere le loro difese pure.
Cheppalle!

Lascia che ti racconti due storielle, cercando di semplificarne cause ed effetti.

Uno.
La vignettista Pat Carra lascia il manifesto, dopo uno scazzo feroce con la redazione, perché Vauro le ha rubato il gattocomunista. La sintesi dei fatti è che a marzo Pat Carra ha disegnato una vignetta col gatto col pungo alzato e a settembre l’ha fatta anche Vauro. Dal disegno di quest’ultimo “Manifesto”, che ha pubblicato entrambe le vignette, ha prodotto anche una maglietta. Apriti cielo! Maschilismo sciovinista, antifemminismo, servitù alla ragione dei soldi, sudditanza alla notorietà del disegnatore… e altre passeggiate nei luoghi più comuni.
Secondo me, la questione è più semplice. Il calembour “gattocomunismo” non è arguto. Anzi, fa schifo. E’ stata detta e disegnata da un sacco di gente, milioni di volte, prima del 2009 (anch’io confesso che nel 1989, mentre cadeva il muro, …). Fortunatamente il grado di clemenza che gli esseri umani muovono nei confronti delle sciocchezze che dicono ha permesso che essa non fosse pubblicata prima. Adesso un quotidiano, che ha ormai standard qualitativi bassissimi, ha pubblicato due volte, nello stesso anno, la stessa robaccia, a opera di satiri che a me paiono mediocri. E, la seconda volta, ha deciso di farne anche una maglietta. Quando è impossibile scomodare la decenza, si dovrebbe almeno tentare di brandire il pudore.

E due.
Alessio Spataro ha raccolto le storielle della ministronza in un librino grrrzetic. La storia è semplice: Giorgia Meloni è ministro della gioventù. E sarebbe riuscita a esserlo senza che nessuno se ne accorgesse (e in questo paese, di solito, è un bene), non fosse che Spataro ha deciso di trasformarla nella protagonista di una serie di storielle apparse su questo blog. Apriti cielo! Lotta frontale tra chi è a favore della libertà di satira o chi è contro la terribile volgarità.
Secondo me la questione è più semplice. In quel libro non ci trovo né volgarità né satira. Quel libro è brutto, raccontato mediocremente e incapace di ferocia. Difficile strappi un sorriso dopo la prima storiella (che da sola esaurisce l’idea). Alessio Spataro è un disegnatore estremamente dotato e dalla tecnica straordinaria ed è naturalmente simpatico, quasi a pelle. E’ anche molto sfortunato, perché non ha mai trovato interlocutori capaci di discutere con lui del suo lavoro, usando toni sereni e pacificati. Racconta male materiali che spesso avrebbe dovuto scartare. Ha maturato uno stile grottesco che non risale mai alle immagini delle persone di cui caricaturizza i caratteri. Stratifica immagini satiriche. Metasatira.
Un po' come vedere un film che parla di cinema o leggere un romanzo che tratta di romanzieri. Che noia....

mercoledì, novembre 11, 2009

Differenze

hieronymus bosch

Ah… i comics talks…

Sono finiti anche stavolta e, come sempre, mi riprometto di non rifarli più. Lucca, nei giorni dei ‘omics, mi crea disagio. E non è, come credevo, colpa dei cosplayer. Ho scoperto che mi fanno tenerezza e, quando si mescolano alle streghe e ai fantasmi del “trick or treat”, mi divertono anche. Dovrei imparare a evitare la premiazione e tutti quelli capaci di parlare solo di fumetti

So che, detto da uno che ti ammorba da un blog chiamato sparidinchiostro, suona strano. Ma a me dei fumetti importa pochissimo: mi interessano le storie raccontate mescolando parole e immagini, costruzione su pagina, stereotipi iconici, ritmo visivo, ecc ecc… Mi sembra, te l’ho già detto, che le storie a fumetti siano uno strumento straordinario per raccontare il mondo. Ma del fumetto, come sistema unitario e autoconsistente, non me ne potrebbe importare di meno.

Un’amica che se ne intende, e molto, di scrittori italiani contemporanei, vedendo le serate dello Streep, si chiedeva come mai gli autori di fumetto fossero così bravi a raccontare il loro mestiere mentre le patrie lettere sono in mano a un drappello di signori inconsapevoli. Si tratta, è chiaro, di due generalizzazioni un po’ estreme, ma con un calice di vino in mano si tende a semplificare e a concentrarsi sull’arco centrale della gaussiana, tranciando i margini.

Ho pensato un po’ a quanto detto dalla mia amica e ho deciso che, accettando la semplificazione, questa affermazione è vera per la natura del mestiere di chi “mette in pagina” una storia. Fare fumetto (o anche racconto illustrato in modo consapevole) ha certamente a che fare con il disegno, il cinema, il teatro e un sacco di altri strumenti del comunicare, ma anche, e soprattutto, con la cartografia: la disposizione di simboli su un piano al fine di raccontare posizioni, spostamenti e itinerari.

Però è comunque una semplificazione.

Durante l’ultimo dei comics talks, quello dedicato alla costruzione delle pagine e alla progettazione del movimento dell’occhio del lettore, Mario Gomboli, che è il direttore editoriale di Astorina ed è un signore molto consapevole del suo mestiere, raccontava di come in Diabolik i colpi di scena debbano capitare sempre in pagina pari (quella di sinistra). Questo perché la disposizione degli spazi è estremamente controllata e si possono avere, al massimo, 5 vignette sulla doppia pagina, in spazi fissati e noti agli autori e ai lettori. Quindi, diceva Gomboli, quando ci si accorge che un pezzo della storia che si sta realizzando (in qualunque fase essa sia, dalla sceneggiatura alla pagina già inchiostrata) non funziona, è necessario modificare, o eliminare o aggiungere, sempre coppie di pagine.

A questa affermazione, Davide Reviati, che è l’autore di Morti di Sonno e di Dimenticare Tienanmen, è un po’ trasalito. Per costruire i suoi ultimi libri, il ravennate ha operato una strana tecnica, spostando frammenti di storia all’interno del libro, alla ricerca dei giusti equilibri. In alcuni casi, spostare sequenze di pagine lo ha costretto a rilavorare le singole pagine, aggiungendo o rimuovendo elementi, per ritrovare il racconto. Dopo le parole di Gomboli, Reviati ha aggiunto: “Certo. Però a volte ti accorgi che la rimozione di una sola pagina sconquassa la struttura di lettura che volevi dare al libro e scopri che le nuove coppie di pagine che hai creato casualmente funzionano molto meglio”.

Ecco. Questo è ciò che cerco nel fumetto: mappe che, quando le sposti su nuovi territori, continuano a raccontati itinerari. Ma, essendo una delle mie ossessioni, ne riparliamo sicuramente

lunedì, novembre 09, 2009

sabato tregua

Finalmente è uscito un libro firmato da Andrea Bruno che somiglia al suo autore. Finalmente un bell’oggetto, privo di colori appiccicaticci stampigliati in copertina. Con una copertina in bianco e nero che mi spinge subito dentro l’universo dei segni dell’autore, il libro si presenta con un formato enorme e una spillatura che trovo elegantissima. Il carattere bastone in copertina, lo stesso usato per la grafica di canicola, è al posto giusto. Il racconto è, ancora una volta, venato da troppa poesia per i miei gusti, ma presenta alcuni frammenti di racconto visuale che mozzano il fiato (l’apertura con la partita a baseball tra Mario e Arlecchino mi ha lasciato ansimante per un po’). La scelta del lettering tipografico è insultante e quasi imperdonabile. Ma non dovrebbe essere un difetto sufficiente a tenere quel libro lontano da casa tua. Compralo. Fatti un favore. Poi, con calma, passi di qua e mi ringrazi.

Mentre leggevo mi è venuta voglia di ascoltare questa canzone.


postato da sparidinchiostro alle 09:28 | link | commenti



giovedì, novembre 05, 2009

Alla fine dello Streep

José Munoz e Jerry Kramsky allo Streep

Se hai un'utenza facebook e se hai tra i tuoi amici Streep Milano, nella casella di posta hai trovato questo messaggio. Tutto vero!
(Ah... La foto è di Alessia Bernardini)

===

Buongiorno a tutti,
a più di una settimana dalla fine di Streep è il momento per fare un bilancio.

Senza falsa modestia, possiamo annunciare che è un bilancio positivo, più di mille persone sono passate dal Bitte per visitare la mostra sul Comics Journalism e assistere agli incontri.

Ma sono soprattutto gli ottimi riscontri da parte dei visitatori, dei media (tra cui: Corriere della Sera, Repubblica, Il Manifesto, Zero, Radio Popolare, Lifegate, Vivimilano, XL, Groove...) e del web (una piccola rassegna dei post la trovate qui) a permetterci di dire che la prima edizione di Streep è stata un successo.

Chi ha partecipato alle performance, ai dibattiti e ai concerti ha potuto assistere alla nascita di un evento che ora ha tutti numeri per ripetersi ed ampliarsi.
Non a caso realtà pubbliche e private, artisti e autori si stanno proponendo per le edizioni future di Streep.

Nel comunicarvi questi risultati, vogliamo ringraziare tutti coloro che con generosità e fiducia ci hanno aiutato a far decollare il progetto.

Torneremo presto, intanto, se volete, a questo link trovate alcune foto di Streep:

e se voleste rimanere aggiornati potete stringere amicizia con noi su Facebook
Grazie ancora e a presto,

Il gruppo Streep
Giancarlo Ascari, Alessia Bernardini, Paolo Interdonato, Veronica Lepidi, Matteo “Flipper” Marchetti, Diana Santini, Bitte Milano

Progetto Grafico di Annaluce Canali
Ufficio stampa: Francesca Pilla

Streep è stato realizzato in collaborazione con: Fondazione Mondadori e ARCI
e con il patrocinio di: Librerie Feltrinelli, Linus, Diario
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streep

Storie di fumetti

Giovanni Gandini

E' uscito "Storie di fumetti", un libro che contiene un inedito di Giovanni Gandini e gli atti del Convegno "Fumetti in aula". Dentro c'è anche la trascrizione del mio intervento. Se ne parla qui.

martedì, novembre 03, 2009

Cani e carciofi

Lorenzo Sartori e CInzia Zagato alla COmics Battle

Fausta mi spiega che noi milanesi non possiamo preparare i carciofi. La possibilità ci è negata dall’assenza di coraggio: per fare i carciofi bisogna saper buttare. Incasso, mi porto a casa l’insulto (Milanese? Ma mi hai visto?) e ci penso.
Poi chiudono i cani. Non parlo dei quadrupedi, mi riferisco alla più importante etichetta di autoproduzione di fumetti di questo paese. Fanno la loro ultima Lucca portandosi dietro l’ultimo terzetto di albi. E’ una buona occasione per vedere, ancora una volta, tutte quelle facce simpatiche insieme. Chiudono con una zampata: espongono l’albo nuovo di Lorenzo Sartori, con Cinzia Zagato, di cui toccherà parlare.
Uno dei tre albi, firmato dai giovani cani (ora ex) Stefano Alberti e Claudio Corrias, ha per titolo il pane e i pesci. E mi fa ripensare ai carciofi dei milanesi. Due storielle: una, di 8 pagine, divertente e riuscita; l’altra, di 16, che resta poco più di un’intuizione e mi annoia. Forse ai cani, vecchi e giovani, è mancato il coraggio di buttare. In ogni caso, a me, adesso, mancano loro.

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i cani


lunedì, novembre 02, 2009

Lo scaffale dei peluche di Edward Gorey
Sto scoprendo le gioie di play.com e di bookdepository.com. Librerie inglesi che non ti fanno pagare le spese di spedizione e – soprattutto la seconda – fanno anche degli sconti. L’assenza di costi aggiuntivi per la spedizione mi mette nella piacevole condizione dello spendaccione. Non mi scrivo i libri che voglio su un foglietto per poi comporre il mio ordine. Sono in giro, leggo di un libro che vorrei: lo compro. Tanto, presi uno alla volta, i libri hanno tutti un prezzo accessibile: mi rovino sulle quantità.

Ho preso “Elephant House or, The Home of Edward Gorey”. E’ un libro del fotografo Kevin McDermott. Lo sfoglio ed entro nella casa dove è nato l’ospite equivoco. Gorey abitava in un villino apparentemente pacifico. Vedere questo luogo nel bianco e nero con cui il fotografo lo ha ricoperto è inquietante: tutto rischia di assomigliare alla villa vittoriana della famiglia Addams. McDermott fotografa tutto, una stanza alla volta. E io mi perdo, godurioso, tra elefanti, rane, macchine singer a pedali inutilizzabili, ferri da stiro, raccolte di sassi rotondi, gatti, ossessioni, bottiglie di Morandi, scheletri messicani di legno e libri, libri, libri. E in mezzo al monolito di carta, incastrati a spintoni in un ripiano, decine di peluche mi guardano divertiti.

martedì, ottobre 27, 2009

Lucca Comics Talks 2009

E' finito lo STREEP. Nei prossimi giorni ti dico come è andata nei dettagli (al momento l'impressione è: BENE e, come direbbe Scòzzari, "alla prosima battaglia lo rifaccio"). Spero che mi perdonerai se ti infastidisco ancora con dell'autopromozione.

Comics Talks IV - Idee intorno al Fumetto Contemporaneo

Nel programma 2009, la presentazione - in anteprima mondiale - dei Disney DigiComics per iPhone, un confronto tra i protagonisti del mercato dei supplementi a fumetti dei quotidiani, e una discussione d'autore sul "senso della pagina".

Come ogni anno, a Lucca Comics & Games, il fumetto è anche occasione di discussione,  approfondimento e riflessione su scenari e tendenze. Inaugurati nel 2006 tra le iniziative per onorare il quarantennale rapporto tra Lucca e il fumetto - iniziato proprio intorno a dibattiti, incontri e convegni - torna anche quest'anno Comics Talks, progetto nato per approfondire e accompagnare le nuove idee intorno al fumetto contemporaneo.
I Comics Talks, ciclo di conferenze curato dai critici e curatori Matteo Stefanelli e Paolo Interdonato, tornano ad offrire una preziosa occasione di confronto e scambio fra creatori, professionisti ed esperti all'interno di uno dei più ampi e prestigiosi eventi europei sul fumetto. Per accompagnare, con l'analisi e la riflessione, lo sviluppo culturale del fumetto che verrà.
In questa Quarta edizione i Comics Talks si articolano in tre dibattiti - uno al giorno - dedicati all'analisi delle più recenti tendenze tecnologiche e di mercato italiane e internazionali, e alla riflessione su uno degli aspetti più affascinanti del linguaggio del fumetto. Al centro della prima giornata la presentazione di alcune tra le esperienze più avanzate in tema di nuove piattaforme per il fumetto digitale, dal mobile (con la presentazione delle nuove applicazioni Disney e Diabolik) al web (con l'esperimento del web magazine Coreingrapho). La seconda giornata ospiterà una discussione tra i protagonisti del lungo successo delle collane ‘collaterali' a fumetti, sviluppate da quotidiani e periodici con i principali editori di fumetto. Infine il sabato sarà dedicato ad un confronto tra autori, sia affermati che emergenti, intorno al ruolo decisivo della "pagina" nel linguaggio del fumetto. Come sempre gli incontri saranno animati da alcuni fra i più prestigiosi creativi e professionisti del fumetto italiano e internazionale, tra cui Eddie Campbell, Mario Gomboli, Luca Enoch, Matt Kindt, Makkox, Roberto Recchioni, insieme a giornalisti e operatori dell'editoria.

Comics Talks IV - Sessione 1
Crossmedia = CrossComics: verso un nuovo fumetto?

Ambienti digitali e nuove piattaforme. Scenari dal fumetto del futuro.
Giovedì 29 Ottobre, 17.30  > Palazzo Ducale


Il Fumetto incontra nuovi supporti tecnologici (cellulari, lettori MP3, videogames e multimedia player) e dialoga col suo pubblico dagli schermi PC, dai dispositivi portatili, dalle interfacce  digitali. Nuove piattaforme e modelli di distribuzione, ma anche sfide narrative e soluzioni linguistiche ancora da inventare. Anche in Italia. Da Internet al mobile ai videogiochi, una discussione sugli scenari del fumetto in trasformazione, visto dal BelPaese.
Modera: Antonio Dini (Il Sole 24 Ore)
Gianfranco Cordara
(managing editor New Media Disney Publishing)
Roberto Recchioni (autore, blogger e videogiocatore)
Antonio Sofi (giornalista, editor webmagazine Coreingrapho)
Andrea Artusi (autore, responsabile creativo Arte Aumentata)

Comics Talks IV: sessione 2
Effetto collaterale: il fumetto e il marketing dei quotidiani.

Il boom degli allegati editoriali. Un confronto tra editoria di fumetto e dei periodici.
Venerdì 30 Ottobre 17.30  > Palazzo Ducale


L'edicola continua a essere protagonista nel mercato del fumetto in Italia. Ma l'offerta si trasforma: da ormai cinque anni una fetta consistente del mercato è presidiata dai supplementi allegati a quotidiani e periodici. Ne discutono i protagonisti, sia sul versante editoriale sia su quello del marketing.
Moderano: Matteo Stefanelli e Paolo Interdonato
Simone Airoldi
(Panini Comics)
Fabio Licari
(Gazzetta dello Sport)
Luca Raffaelli
(La Repubblica)
Pasquale Ruggiero
(Magic Press)

Comics Talks IV: sessione 3
La destra e la sinistra: politiche della pagina.

Leggere il fumetto, voltare pagina: strategie narrative della "pagina da sfogliare".
Sabato 31 Ottobre ore 17.30 > Palazzo Ducale


Il fumetto è un linguaggio fatto anche di convenzioni. Tra le più robuste, il verso di lettura della pagina e nella pagina. Destra e sinistra, alto e basso, lineare e diagonale: coordinate con cui il fumetto afferma i propri rapporti di causa-effetto, prima e dopo, continuità e frattura. Necessità profonde, ma anche dogmi contestabili: dal manga, dal fumetto d'autore, e persino da certo fumetto popolare. Ne discutono alcuni autori di primo piano in Italia,e Stati Uniti. Per aiutarci a capire "per quale verso prendere" il Fumetto.
Moderano: Paolo Interdonato e Matteo Stefanelli
Eddie Campbell
(autore From Hell, Bacchus)
Luca Enoch
(autore Lilith)
Matt Kindt
(autore Super Spy)
Mario Gomboli
(autore Diabolik e Direttore generale Astorina)
Makkox
(autore webmagazine Coreingrapho)
Davide Reviati
(autore Morti di Sonno)

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comics talks





Come eroe di carta sai che gli spari d'inchiostro non piangono morti ma portano guai